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Metodologia nella Modern Jazz


Metodologia nella Modern Jazz
IL BLOG DELLA DANZA DI PHOENIX STUDIO DANCE

La Metodologia nella danza Modern Jazz è un tipo di studio conoscitivo particolarmente complesso e pertanto completo, sia dal punto di vista della preparazione fisica, sia nell’ambito del linguaggio che gli appartiene.

Tratteremo in maniera abbastanza esauriente la metodologia e la terminologia all’interno dei corsi di Modern Jazz.

Apprendere questa disciplina, in molti casi oggi associata alla pratica dei corsi di danza moderna ed a quelli della danza Contemporanea, è un tipo di percorso nato dalla completa rottura dello schema rigido ed autoritario costituito dalle ferree regole del balletto classico accademico.

Nel Mondo nasce un nuovo metodo di concetto della danza sperimentale, in particolare per quanto riguarda l’aspetto della stilizzazione ed introduzione di nuovi movimenti parecchio in opposizione con quelli fin troppo lineari e tecnici della danza classica.

Questo percorso infinito di nuova sperimentazione e ricerca di nuove forme espressive (ancora oggi presente nell’ambito della danza mondiale), riporta infine ad una inevitabile evoluzione dei canoni accademici in concomitanza alla necessità di nuove forme di spettacolo da dover fornire ad un pubblico sempre più esigente, sotto ogni punto di vista.

Un problema comune alla base è che risulta tutt’ora difficoltoso delimitare la modern jazz in un unico insieme di tecnica e metodologia, anzitutto perché le sue origini risultano essere davvero tante.

Possiamo affermare che questa tecnica è a sua volta frutto di svariate altre tecniche tra loro non eguali, magari simili o comunque correlate, che a loro volta si contaminano creando così di volta in volta, sempre più sistemi espressivi.

Nel fantastico sistema implementato dalla moderna, dalla jazz e dalla contemporanea, esistono per ognuna di queste elementi propri che si disallineano sia superficialmente che più in profondità dagli elementi tecnici accademici.

I punti salienti che determinano lo stile della danza moderna sono:

  • le sue origini
  • l’antitesi diretta con la tecnica del balletto
  • la libertà espressiva diretta della coreografia e del movimento (spesso improvvisati)
  • le dinamiche di movimento sfruttate
  • introduzione del tanto spettacolare contatto col terreno
  • l’utilizzo del busto e delle relative posizioni di fuori asse

Di stili di modern ve ne sono abbastanza, ma ognuno di questi possiede delle regole tecniche di stampo universale che vengono formalmente applicate in base alla forma stilistica scelta.

Per questa ragione specifica è opportuno sentire e vedere questi sottogeneri come un unico grande insieme, avente di base delle linee guida generali univoche, che si rifanno anche alla approfondita conoscenza delle forme anatomiche del corpo umano (sia per conoscerne i limiti, sia per sapere fin dove è possibile spingere un tipo di movimento).

E’ molto importante apprendere la biomeccanica, il rispetto anatomico, morfologico e fisiologico dei diversi apparati che vanno a costituire il movimento corporeo (come quello scheletrico e quello muscolare), in modo da fornire ad ogni potenziale insegnante una importante regolamentazione lavorativa di base, onde evitare futuri e possibili errori nei confronti degli allievi, evitando inoltre frequenti complicazioni che si verificano quando un docente pecca di competenza anatomica di base, come ad esempio vizi, forzature, posture scorrette che gli allievi assumono nel tempo.

Per fare in modo di cercare di rispettare completamente questi delicati parametri occorre quindi ristabilire 3 punti essenziali di partenza:

  • Postura
  • Posizione dei piedi
  • Movimento del busto

Vediamole nello specifico.

La postura nella Modern Jazz

L’assetto muscolo scheletrico è sicuramente la prima cosa da rispettare se si vuole  rispettare lo svolgimento corretto ed equilibrato dei differenti movimenti nella Modern jazz.

Muscoli profondi come quelli utilizzati nelle lezioni di Pilates sono anche qui di fondamentale importanza: il pavimento pelvico, i paravertebrali bassi, la parete addominale profonda escludendo sovraccarichi importanti su altri gruppi muscolari, che sempre occorrono nel ballo, ma che debbono rimanere indipendenti fino al momento del loro utilizzo.

In posizione eretta di partenza tutto è in asse ed in perfetto allineamento, non possiede quindi un tipo di postura particolare come nel ballo afro che predilige una postura disallineata con pesi che si oppongono l’un con l’altro o che scaricano sulla parte anteriore del piede già nella posizione posturale di avvio.

In questo tipo di danza le articolazioni tibio tarsica, rotulea, coxo femorale e scapolare sono tutte allineate.

Così come la stessa spina dorsale che deve assolutamente mantenere come postura la corretta fisiologia naturale, accompagnata però in questo caso da un contro-bilanciamento delle ossa del bacino, le quali ridurranno la fisiologica lordosi e assumendo la cosiddetta “posizione neutra”.

Per ottenere questa forma bisogna anzitutto mantenere il tratto cervicale fino all’occipite ben allungato, spalle rilassate e spinte senza forzature verso il basso (con la sola forza di gravità), la parte scapolare portata come a sostegno, tutta la gabbia toracica raccolta, bacino come già accennato in posizione neutrale e ginocchia allineate.

Utilizzo degli arti inferiori nella modern jazz

Altro aspetto fondamentale e di rilevante valore all’interno del ballo modern jazz è costituito sicuramente dall’appoggio dei piedi, l’arto inferiore composto a livello osseo da femore (interno alla coscia), rotula, tibia e perone (che costituiscono la parte dello stinco), regola tutta la sue funzioni grazie all’appoggio plantare.

Tecnicamente l’appoggio è suddiviso su tre punti distinti delle ossa plantari, le quali comprendono il calcagno e due metatarsi (1 e 5).

Sempre dal punto di vista tecnico/posturale, vi è una predilezione sulla posizione chiamata del “parallelo”, vale a dire una tecnica degli arti inferiori basata molto sulla postura dei piedi naturale, la quale anche qui, prende in un certo modo spunto dalle cinque posizioni extrarotatorie del classico, ma rivisitandole con queste posizioni parallele. 

Ad ogni modo esistono come nel classico posizioni accademiche come il relevè.

Nel modern jazz possediamo dunque tutta la serie di posizioni accademiche in extrarotazione ed inoltre integriamo quattro nuove posizioni parallele:

  • la prima posizione parallela: ove le anche sono corrispettive all’apertura dei piedi, i quali appunto parallelamente sono aperti e regalano un’ottima stabilità corporea.
  • la seconda posizione parallela: come nel classico, possiede le gambe divaricate anche se nel modern jazz i piedi sono egualmente come nelle altre posizioni, paralleli.
  • la quarta posizione parallela: uguale alla seconda parallela ma con le gambe sfalsate una più davanti all’altra.
  • la sesta posizione parallela: identica a quella della danza classic, piedi uniti e paralleli. 

A conti fatti anche questa disciplina, anche se di primo acchito non sembrerebbe, offre comunque una preparazione atletica vicina alla danza accademica, contrapponendosi ma allo stesso tempo prendendo molto spunto dalle basi di quest’ultima.

Utilizzo del busto nella modern jazz

Alcuni movimenti fondamentali sono stati persino classificati all’interno della modern jazz. Parola chiave dell’utilizzo della parte toracica e del busto nella modern jazz è “dinamismo”, proprio così, nella modern jazz il busto viene completamente distaccato dal concetto lineare del classico, interpolando movimenti dinamici di tutto il tronco tra lineare e fuori linea.

Ecco di seguito una serie di posture e movimenti codificati del tronco:

  • Contrazione e rilascio (release): dal metodo Isadora Duncan, due posizioni del tronco che indicano l’avvenuta contrazione della parete addominale che va a schiacciare la colonna vertebrale, risucchiando ad essa l’addome, per poi appunto tramite il secondo movimento rilasciare e il tutto e tornare alla posizione naturale.
  • Table: postura esistente anche nel Pilates col nome table top, si assume da una posizione parallela (1 o 2), piegando il busto in avanti sino a 90 gradi.
  • Bounce: un vero e proprio molleggio perpetuo e continuo del busto che può essere svolto assieme a quello degli arti inferiori.
  • Spirale: le vertebre a livello del busto si snodano verso dx o sx come appunto in una sorta di cavatappi o punta di trapano, partendo ovviamente dalla torsione del capo.
  • Drop: sono curve eseguite tramite la schiena che possono essere svolte in avanti, all’indietro, verso dx o sx, implicano per lo più uno srotolamento vertebrale fino a metà schiena, che se continuato, implicherà chiaramente tutte le rimanenti vertebre lombari, attraverso srotolamenti o arrotolamenti chiamati rispettivamente “roll down” e “roll up”.

Utilizzo degli arti superiori nella modern jazz

Nella danza Modern jazz la tecnica delle braccia si distacca parecchio da quello classico/accademico, gli arti superiori nel classico seguono rigidamente delle linee che contrariamente a ciò che si potrebbe pensare possono anche arrotondarsi in alcuni momenti coreografici di esigenza.

Anatomicamente e tecnicamente nella Modern jazz le scapole prendono una postura simile a quella classica/accademica, sfruttando anche qui le linee, tanto che in alcune posizioni le braccia assumono forme molto meno arrotondate, anche se prevedono di non seguire nella maggior parte dei casi la forma canonica delle linee accademiche.

In buona sostanza, linee esistenti ma anche differenti.

Il busto viene gestito e più che altro sostenuto proprio dal buon utilizzo degli arti superiori, in particolar modo quando parliamo di dinamiche complesse a livello di esecuzione e cosiddette “fuori asse”.

Come si svolge ed a cosa è composta una lezione di modern jazz?

una lezione di modern jazz è suddivisa specificatamente in 3 punti:

Il riscaldamento nel modern jazz

Un riscaldamento: suddiviso tra generale, specifico, muscolare e stretching, il riscaldamento nella modern jazz come per l’accademico e altri sport è probabilmente la parte più importante, consiste nel preparare il corpo alla lezione ed i muscoli al lavoro ed alla loro elasticità.

Esso costituisce ovviamente la fase di preparazione anatomica ed anche psicologica, nella quale tutto il nostro organismo si addentra nella prima fase per prepararsi a quella che verrà poi.

Obiettivi di questa prima fase:

  1. aumentare il ritmo circolatorio sanguigno e di conseguenza la temperatura corporea, aumentare il livello di ossigenazione del sangue con la corretta respirazione (ottimale per erogare la muscolatura di ossigeno).
  2. aumentare il metabolismo muscolare, per ottenere più forza e velocità crescenti tramite impulsi nervosi migliorati, ottenendo così migliore elasticità e anche a livello tendineo.
  3. Memorizzazione delle corrette posture e della corretta psicologia per la lezione.

Il riscaldamento generale non deve essere né troppo tecnico né troppo intenso, con una dinamica non forzata, che coinvolga tutti i gruppi muscolari d’interesse, scandita da esercizi simmetrici, di allungamento dinamici e statici attivi.

Esempi di esercizi di danza preposti per il riscaldamento nella modern jazz:
– Drops
– Bounts
– Allungamento dei glutei
– movimenti in extrarotazione
– Ports de Bras e circonduzioni
– Contrazioni
– Pliés (differenti da quelli inerenti al balletto)
– Grand Pliés
– Tendus
– Jeté
– Rond de Jambe (en l’air o développés a seconda del livello)
– Fundus
– ecc.

Una volta portata a termine la fase “tecnica” del riscaldamento, è possibile quindi passare alla parte del miglioramento delle capacità muscolari in quanto a condizione trofica ed elasticità, nonché posturali.

Si conclude il tutto tramite la parte dedicata alla flessibilità e di relax muscolare, il vero e proprio stretching localizzato particolarmente a livello dei muscoli delle gambe, le quali vengono attraverso i loro gruppi muscolari, utilizzate in toto: polpacci, quadricipiti, flessori, glutei, adduttori e ischiocrurali (questi ultimi 2 i più sottoposti al lavoro di allungamento).

Nel lavoro di allungo, vengono presi in considerazione anche il pavimento pelvico e i muscoli paravertebrali tra allungamento statico e dinamico delle catene cinetiche.

La sezione tecnica nel modern jazz

Una parte definita tecnica: contraddistinta da vari esercizi di ballo, diagonali in serie e adagio, può essere eseguita in centro o appunto in diagonale nello spazio della sala.

Qui entra in gioco molto la tecnica di insegnamento di ogni docente, il quale a seconda delle esigenze della classe suddividerà gli esercizi in base alle capacità ed al livello degli allievi.

E’ in questo momento della lezione che è possibile quindi approfondire il singolo movimento non capito oppure introdurne di nuovi come salti, rotazioni ed altro ancora.

Il lavoro al centro occorre maggiormente ad identificare un preciso movimento mentre il lavoro in diagonale garantisce all’allievo un tipo di apprendimento differente basato sulla coordinazione spazio temporale, la lateralità e la memorizzazione dei vari movimenti, attraverso anche la stilizzazione degli stessi.

Prendendo ad esempio in esame una didattica basata sui salti, è possibile osservare un gruppo di primi esercizi al centro basato sui salti per capirne l’appoggio ed il tipo di salto, un approccio degli stessi svolto sulle diagonali, nuove sequenze di salti basati anche sullo studio dello stile da utilizzare e così via.

Questa sessione centrale di una normale lezione di modern jazz è essenziale agli allievi per non tralasciare la profondità e la acquisizione perfetta dei movimenti che poi ritroveranno con molta probabilità all’interno dell’ultima sessione coreografica, l’utilizzo simmetrico del corpo, la possibilità di apprendere elementi tecnici sempre più difficili, che stimolino la memoria motoria.

Questa sezione è il preludio a ciò che poi sarà la vera e propria coreografia, pertanto è molto importante non saltarlo, ma bensì utilizzare questa parte nel miglior modo possibile per incentivare la qualità di esecuzione dei passi e del movimento…

La sezione coreografica del Modern Jazz

Infine vi è la sezione coreografica: che comprende una didattica funzionale, in base all’insegnante cambia leggermente lo stile, anche se si tratta sempre di modern jazz, i confini tra gli stili accademici sono così ravvicinati e labili che potrebbe a seconda della provenienza didattica del docente, subire alcune contaminazioni coreografiche.

E’ dunque l’ultima sezione della lezione, nella quale finalmente gli allievi danzano un’intera sequenza, ed è il momento da molti descritto come più interessante, emozionante e soddisfacente della lezione.

La coreografia è ora protagonista ed alcuni aspetti tecnici possono finalmente essere assecondati dal pathos e dall’espressione interpretativa dei danzatori.

Ad ogni modo anche se si è più liberi sotto l’aspetto espressivo ed artistico, vi è comunque di base una lunga sequenza di movimenti da studiare ed accorpare o legare tra di loro sperimentando, aggiustando o completamente sostituendo alcune di queste parti, per giungere al miglior risultato finale.

Nella Modern Jazz esistono sia coreografie didattiche e pedagogiche destinate all’insegnamento, sia coreografie rappresentative destinate allo spettacolo vero e proprio.

Le stesse tecniche di composizione cambiano a seconda del tipo di realizzazione e la bravura del coreografo ed istruttore sta nel ricercare e ponderare molto bene a chi deve essere rivolto il contenuto della rappresentazione, la difficoltà tecnica e stilistica, la dinamica e la fusione con il più giusto possibile brano musicale.

Coreografare è un’arte nel vero senso della parola.


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