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La danza di Svetlana Zakharova


La danza di Svetlana Zakharova
IL BLOG DELLA DANZA DI PHOENIX STUDIO DANCE

Il tipo di danza della ballerina russa Svetlana Jur’evna Zakharova deriva da una lunga preparazione artistica e di sacrifico, Svetlana Zakharova nasce il 10 giugno 1979 in Ucraina a Lutsk.

Molto attiva nel decennio che intercorre tra il 1997 e il 2007, riceve premi ed onoreficenze di ogni sorta:

  • Award “Soul of the Dance”
  • The Golden Mask Award
  • The Etoile Prize from Italian
  • Prix Benois de la Danse

Questi solo per citare premi di una piccola parte, inoltre riceve nel 2016 il prestigioso Premio “Tatiana Pavlova” presso il Teatro “La Fenice” di Genova; premio totalmente dedicato alla preziosa carriera della danzatrice.

E’ stata inoltre prima ballerina al Teatro Bolshoi di Mosca.

Il meglio di Svetlana Jur’evna Zakharova

Di seguito un’intervista alla ballerina di danza classica:

Che ricordo ha dei suoi primi anni di studio di danza e cosa la attirava di più di quest’arte?

Ricordo che nei primi anni di studio tutto era molto doloroso, si doveva sconvolgere da bambina tutto il corpo, questo era molto faticoso. 

Però quando vedevo un balletto ne rimanevo affascinata, era tutto molto bello, così come tutti i bambini che frequentavano i corsi di danza. Mi piaceva studiare.

Che ricordo ha di Olga Moiseeva, è stata molto importante per Lei?

Prima di tutto mi ha insegnato il gusto, poi tantissime altre cose come per esempio ad instaurare un giusto rapporto con l’arte che esercitiamo.

Inoltre grazie a lei ho appreso la nozione di stile, ho iniziato a capire cos’era; questo è fondamentale per un artista appena esce dalla scuola di ballo.

La prima insegnante che ti segue dopo gli anni di studio è fondamentale perché è lei che ti avvia alla carriera e ti indirizza in modo giusto. 

I primi anni sono i più importanti, lei è stata un’ottima guida. 

Poi è chiaro spetta all’artista sviluppare e dare l’impronta personale a tutto ciò che danzerà.

Come è avvenuto il suo passaggio al Teatro Bolscioi e quali differenze ha trovato rispetto al Kirov?

Ho avuto una proposta con un buon contratto dal Bolscioi, ho capito che volevo lavorare lì; per me sarebbe stato stimolante cambiare vita, compagnia e teatro. 

Anche se allora è stato difficile per me prendere questa decisione, oggi non la rimpiango affatto.

Lo stile tra le due compagnie era diverso?

Certamente, ogni compagnia ha il proprio stile, ma probabilmente io stessa ho il mio stile che continuo a sviluppare. In fondo lo stile delle compagnie non influenza più di tanto il mio così come il mio modo di danzare.

Come si è evoluta la danza rispetto agli anni in cui Lei ha iniziato a studiare in Russia, paese di grande tradizione?

In questo momento in Russia c’è molta attenzione all’arte in generale e soprattutto al ballo, in cui sono emerse tantissime individualità tra i danzatori.

La gente è sempre molto contenta di vedere un buon spettacolo di danza, anch’io quando vado in tournée trovo sempre un’accoglienza molto calda, la gente è sempre pronta ad applaudire e rispettare gli artisti che vede.

Tra i suoi partner di oggi chi preferisce?

Ce ne sono alcuni con cui mi trovo bene, ma non penso sia giusto fare nomi.

Allora provo io farle un nome visto che in questi giorni sta proprio ballando con lui: Roberto Bolle, con il quale balla spesso. 

Cosa apprezza più di lui?

E’ una bella persona, molto calda e aperta; è piacevolissimo ballare con lui. 

E’ un grandissimo professionista e come partner è eccezionale.

Quando si è con con lui sul palcoscenico ti dà molta sicurezza, non pensi che ti potrà succedere qualcosa; inoltre è veramente una persona molto luminosa, solare.

Adoro ballare con lui, spero che lui pensi di me la stessa cosa.

Danzatori come lui nascono una volta ogni cent’anni. 

Certo, ci sono tanti altri bravi danzatori ma lui, così com’è, è veramente unico.

Cosa non ha ancora ballato e che invece vorrebbe ballare?

Non amo molto questa domanda. 

È difficile dire cosa si preferisce, devo amare tutto quello che danzo anche se inizialmente mi piace di meno. 

Ma anche in quello che inizialmente non mi attira trovo delle cose belle, cerco di capire e dare un significato a quello che faccio. 

Se non dovessi amare quello che ballo penso che lo spettatore lo capirebbe senz’altro.

La sua interpretazione ne La Bayadère qui alla Scala l’ho trovata eccezionale, soprattutto per la presenza scenica che ha saputo imporre, in particolare nei primi due atti. 

Cosa ne pensa?

La Bayadère è uno spettacolo molto particolare, l’avrei voluto ballare appena finita la scuola.

Così fu. 

Infatti a 17 anni il mio primo ruolo ufficiale è stato proprio ne La Bayadère, non è il mio balletto preferito, però probabilmente scatta automaticamente qualcosa a livello interiore che mi permette di ballarlo in maniera speciale.

Preferisce La Bayadère nella versione di Nureyev o quella di Makarova?

Preferisco non dare giudizi.

Se per esempio un coreografo contemporaneo come Kyliàn o Forsythe le chiedessero di ballare una loro coreografia sarebbe contenta?

Sì. In questo periodo sto cercando di trovare anche coreografi moderni interessanti e pochissimo tempo fa ho conosciuto una coreografa giapponese che ha messo in scena per me una danza molto insolita, quasi alternativa la definirei, ma che mi è piaciuto danzare ugualmente.

A Londra il prossimo mese di agosto avrà una tournée molto impegnativa: quale è il balletto che preferirà ballare o il più impegnativo?

Sono tutti impegnativi, a partire dal Lago dei Cigni; poi Cenerentola, l’abbiamo ballato pochissimo e non l’abbiamo ancora nelle gambe; anche il Don Chisciotte è molto difficile.

La fille du Pharaon che danzerà a Londra nella prossima tournée è un pezzo difficile, è di Pierre Lacotte. Tanti danzatori con i quali il coreografo ha lavorato ne parlano bene. 

Qual’è il suo rapporto con il coreografo francese?

Sono d’accordo con loro, lo rispetto molto e so che anche lui mi vuole molto bene.

Quando è in tournée, cosa le manca di più del suo paese e della sua casa?

La mia famiglia, la mia mamma, i miei fratelli, il mio cagnolino. 

Quando non mi sono vicini ho molta nostalgia.

Cosa pensa sul futuro della danza classica, cosa di quest’arte potrà affascinare ancora il pubblico?

Dipende dagli esecutori, se gli esecutori penseranno solo alla tecnica la danza classica rimarrà solo una questione di tecnica. 

Io invece lavoro molto sull’espressione, l’aspetto che lei ha sottolineato prima e che ha notato ne La Bayadère. 

Se i miei colleghi artisti capiranno che bisogna unire le due cose, allora anch’essi lavoreranno su entrambe le cose. 

Se entrano in campo entrambi i due fattori gli spettatori lo capiscono e amano di più il balletto. 

Penso che questa sia la direzione giusta e mi auguro che sia proprio così.


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