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Vecchia intervista al ballerino Maximiliano Guerra


Vecchia intervista al ballerino Maximiliano Guerra
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Nato nel 1967, Maximiliano Guerra è un ballerino di danza classica sin dall’età di 10 anni, inizia la sua ascesa come danzatore professionista in Argentina, sua terra di origine, presso il teatro La Plata.

Tra le sue più celebri interpretazioni ricordiamo “La Sylphide”.

Tra la fine degli anni 80’ e l’inizio degli anni 90’ si trasferisce in Europa, lavorando dapprima come primo ballerino presso l’English National Ballet in Inghilterra, per poi spostarsi da lì a pochi anni dopo, presso l’Opera tedesca di Berlino, sempre come primo danzatore.

Naturalmente la sua immensa preparazione artistica, nonché le qualità ed attitudini come danzatore, lo porteranno a calcare una serie innumerevoli di importanti teatri, sia Europei che Esteri, di città come: New York (col suo teatro Metropolitan), Mosca (al Bolshoi), S.Pietroburgo e Milano (invitato molte volta al Teatro la Scala).

Diventerà inoltre coreografo e primo ballerino di un’altra compagnia Argentina di giovani talentuosi e nuovi danzatori nel 2012, la compagnia Ballet del Mercosur, con la quale andrà in scena in tutta l’Argentina assieme ai suoi ragazzi.

Dopo altre varie peripezie artistiche e spostamenti lavorativi, ecco che infine si trasferisce in pianta stabile a Buenos Aires, lavorando per il Ballet Estable del Teatro Colòn.

Prodigato anche nel sociale, questo artista ha da sempre cercato, tramite il suo aiuto verso il prossimo (ed attraverso associazioni umanitarie), di tramandare la sua passione per la danza, a tutti coloro che la stessero cercando, sia tramite la classica scuola di danza, sia attraverso una formazione indipendente.


Ecco di seguito una vecchia ma pur sempre significativa intervista dedicata al grande Maximiliano Guerra:

Quali sono secondo lei le caratteristiche di questo balletto?

La Silfide di Pierre Lacotte è veramente un balletto eccezionale rispetto a tutti gli altri entrati a far parte della storia della danza classica. Infatti la differenza è data dal fatto che a tutti i livelli, dai protagonisti, alle parti soliste, agli ensemble del corpo di ballo, il pubblico assiste veramente ad una coreografia molto ballata. Soprattutto il ruolo del protagonista maschile acquisisce un’importanza rilevante, quasi pari a quella della ballerina che nel balletto romantico di norma prevale. Basti pensare alle sette variazioni, ai tre pas des deux molto belli e al passo a tre, quello del primo atto. Certamente, noi ballerini dobbiamo ringraziare Rudolf Nureyev che ha rivalutato la danza classica maschile.

E lei che opinione ha di questo balletto?

Sono molto legato alla Silfide che ho ballato per la prima volta a 18 anni a Buenos Aires e che tra l’altro è stato proprio il mio primo balletto. Quindi ha per me un valore del tutto particolare, gli sono molto affezionato. Da un punto di vista stilistico mi sembra che questo balletto sia proprio tutto all’insegna della leggerezza e della purezza.

Lei cosa ne pensa e per un ballerino è difficile danzare per mantenere queste qualità?


In effetti è un balletto difficile da ballare anche per questi motivi. Essendo molto ballato e tutto all’insegna della leggerezza, richiede un grande lavoro di piedi. Per quanto riguarda la difficoltà per noi ballerini di rendere al pari della ballerina il tutto molto leggero, direi che oggi non è un grosso problema, perché la scuola del balletto per noi ragazzi si è molto evoluta in questo senso, non è più così pesante come una volta. Quindi ciò non costituisce di certo un problema.

Com’è stato lavorare con Pierre Lacotte? La sua partner Gilda Gelati con la quale ballerà in futuro lo ha definito eccezionale. E’ d’accordo?


Sì, d’accordissimo. E’ un maestro molto pignolo e rigoroso, anche esigente. Però è anche estremamente generoso con tutti noi, ci spiega esaurientemente le sue idee coreografiche, ciò che esige voler vedere da noi, però bisogna ammettere che ci lascia anche molti spazi personali di libertà nell’interpretazione. Quindi mi trovo molto bene con lui che conosco oramai da circa vent’anni.

Cosa pensa Maximiliano Guerra di James?

James è un personaggio quanto mai realistico. A differenza di altri protagonisti di balletti classici come per esempio il principe Siegfried del Lago dei Cigni, egli può veramente raccontare la storia di un uomo vero costretto a un futuro matrimonio con una donna che non ama. E’ un ragazzo maturo e sensibile, che sogna non solo con la fantasia ma anche attraverso una ricerca spirituale un sentimento più vero. E proprio di qui nasce la Silfide, spirito e creatura eterea, con la quale riesce ad appagare questo suo desiderio e gli fa credere di poter raggiungere così il suo sogno.

E al pubblico, amanti e non del balletto, cosa direbbe per attirarli a vedere questo spettacolo?

Il messaggio che posso dare al pubblico è senz’altro quello di considerare che si tratta del primo balletto romantico, il “ballet blanc” per eccellenza. E poi, di mettere da parte qualsiasi altro giudizio per lasciarsi andare di fronte a ciò che succede davanti ai loro occhi sul palcoscenico seguendo i movimenti che i ballerini disegnano con i loro corpi.


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