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Balletto nel XVII secolo da divertimento ad arte professionale
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Balletto nel XVII secolo da divertimento ad arte professionale


Durante il periodo storico che comprende tutto il XVII secolo, il balletto classico di corte, simbolo di una completa esaltazione della bellezza, dell’eleganza, del potere e del prestigio dei regni, rilegato agli ambienti aristocratici, subisce un profondo mutamento.

Muta quasi in toto da intrattenimento relegato al divertimento delle corti per nobili dilettanti, all’arte da sala che tutti conosciamo, arte eseguita esclusivamente da coreografi, maestri, allievi e danzatori professionisti.

Questa nuova dimensione del balletto classico è ciò che oggi viene proposto attraverso le varie accademie di danza o scuole di danza classica come la Phoenix Studio Dance.

Nei tempi che furono i ballerini professionisti venivano chiamati esclusivamente per rappresentare, all’interno degli spettacoli molto sfarzosi ma pur sempre amatoriali, alcuni frangenti di sezioni danzerecce grottesche oppure acrobatiche (uscite dunque che solo potevano essere eseguite e rappresentate da esperti del settore), le quali venivano considerate dagli stessi partecipanti nobili, o troppo difficoltose da eseguire, oppure poco decorose.

Ad ogni modo con la piega che iniziarono a prendere le rappresentazioni teatrali e gli eventi di corte, questi ultimi stili di rappresentazioni venivano sempre più richieste, sia dal pubblico che dagli stessi reami, questo fece sì che la richiesta di ballerini professionisti di danza accademica aumentò vertiginosamente.

E’ solito pensare che le danzatrici femmine non comparvero se non in epoche più recenti all’interno degli spettacoli Reali, mentre in realtà, le interpreti donne risalgono in epoche anche antecedenti alla fine del 1600, risalendo persino all’epoca del Re Sole.

Lo stesso sovrano era infatti molto avvezzo alle arti, soprattutto nei confronti del ballo di Corte, fu proprio egli ad introdurre le prime singolari figure femminili all’interno dei propri spettacoli di balletto, ove anch’egli figurava come danzatore con queste nuove interpreti donne; ricordiamo personaggi come: Mademoiselles de Mollier, o anche Mademoiselles Vertprè.

Anche il pubblico si stava abituando ad un tipo di ascolto e visione differente delle rappresentazione, in particolar modo nei confronti della percezione dei personaggi.

I quali risultavano ora maggiormente curati dal punto di vista tecnico, pur conservando la bellezza e la sfarzosità dell’epoca precedente. 

Tutta questa introduzione di tecnica a livello davvero unico e professionale, distacca leggermente il pubblico medio dal livello di immedesimazione.

Aumentano perciò la tecnica, l’esecuzione e la rappresentazione dei movimenti e dei passi e dell’impatto visivo, venendo a meno però dal punto di vista del coinvolgimento psicologico dell’osservatore.

Esattamente l’opposto dall’epoca delle Corti, delle cui rappresentazioni artistiche e di ballo, servivano unicamente ad unificare attraverso rituali simbolici e visivi, l’unione della visione di pensiero univoca tra parti differenti.

Ci troviamo dunque in un epoca nella quale i ballerini, non sono più per forza tutti provenienti dall’ambiente aristocratico, ed iniziano anche a sviluppare performances di passi e figure tecniche, di livello molto complesso e nella maggior parte dei casi, sempre meno avvicinabile da un danzatore dilettante.

E’ l’epoca dell’invenzione delle prime forme di movimenti codificati della danza classica: pirouettes, entrechats, cabrioles e così via…

Vengono appunto introdotte figure nelle quali i danzatori saltano con una potenza tale da fare impallidire i nobili dilettanti di danza, tanto da creare un distacco talmente ampio tra ballatore di corte dilettante e danzatore professionista, da fare desistere i primi e lasciare loro il posto come esclusivi osservatori delle nuove tecniche introdotte.


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