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Origini del cajón nel Flamenco


Origini del cajón nel Flamenco
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Il cajón è probabilmente uno degli strumenti a percussione più conosciuti al Mondo, la sua forma peculiare di grancassa a parallelepipedo rettangolare, ha subito nel tempo variazioni e cambio dei materiali sotto forma di sperimentazioni pratiche per la riproduzione del suono, esso è inoltre nel Flamenco lo strumento a percussione, dopo le palmas, più versatile ed essenziale che viene utilizzato dai musicisti.

Infine confermato durante gli ultimi decenni del XX secolo come strumento di fondamento della sezione percussiva di un’orchestra flamenca.

Ricordiamo però quanto le origini di questo strumento importante non derivino né dalla cultura gitana, né da quella andalusa spagnola, bensì dall’America Latina, precisamente dal Perù; è da questi particolari che si apprende come e quanto il Flamenco sia in realtà un’arte derivante dalla fusione di elementi appartenenti a culture dislocate in varie aree della Terra e non solo vicine tra loro.

Il cajón peruviano ha origine a sua volta da strumenti rudimentali di origine africana come i tamburi e il marimbe, questo perché nella prima metà del 1500 così come nel resto delle Americhe, anche in Perù iniziano ad arrivare i primi schiavi deportati dalle regioni africane assieme ai loro ritmi religiosi, esclusivamente basati su canti e percussioni.

Questi primi strumenti in Perù vengono in un secondo momento esclusi dall’ambito sociale con delle leggi molto severe durante il 1600, questo per evitare la troppa confusione creata dai neri durante le loro riunioni e feste celebrative all’aperto; oltre alle proibizioni, anche la penuria del legname e delle materie prime per la loro realizzazione influiscono nel dimenticare questi strumenti e nel relativo accantonamento sociale.

A questo punto i creoli stabiliti a dimora fissa ormai da un secolo lungo tutta la costa peruviana, ai quali è vietato quindi l’utilizzo dei loro stessi strumenti originali, ricorrono all’utilizzo di altri strumenti musicali surrogati e creati dal nulla, utilizzando oggetti che possono in un certo qual modo ricreare suoni specifici una volta utilizzati:

Scatolette di ferro, casse per la raccolta di materiali, pezzi di legno o attrezzi da lavoro, si trasformano nelle mani dei creoli in veri e propri strumenti musicali, quasi tutti ovviamente percussivi.

Ecco la storia del cajon o almeno le sue origini, mentre il cajon odierno nella sua concezione attuale, possiede solamente poco più di 50 o 60 anni, tutti quelli sopra menzionati sono tutti gli antenati precursori dello strumento, il quale oggi viene costruito grazie a materiali appropriati e precisi, appositamente invecchiati, come il legno di cedro o mogano secco ai quali viene aggiunta poi una abbondante dose di verniciatura in superficie.

Struttura tecnica e materiali del cajón

Di norma il cajon peruviano possiede un’altezza di circa 47 cm, nella tavola posteriore è praticato un foro centrale con diametro di 11 cm, lo stesso strumento è riproposto in versioni uguali o leggermente differenti in Paesi come Cuba (utilizzato molto per la Rumba e dove ne esistono 3 versioni che vengono suonate all’unisono) e Colombia.

Sempre in Perù, troviamo le prime tracce di presenza dello strumento in documenti scritti durante la metà del 1800, questi testi dichiarano la presenza del cajón utilizzato assieme ad altri peculiari strumenti come palmas e chitarre per accompagnare alcuni dei principali balli e canti folklorici peruviani, come le marineras.

Attorno al 1950 il cajón viene invece sfruttato un po’ dappertutto, attraverso i differenti stili di balli e canti che caratterizzano il Perù in quei tempi, anche all’interno della musica criolla come il Vals e grazie a relativi artisti come Chabuca Granda.

Il cajon aggiunge ad ogni stile che lo adotta, vivacità, bellezza e ritmo.

Uno degli artisti più conosciuti e rispettabili come maestro del cajón è Carlos Caìtro Soto, mentre i musicisti più abili vengono individuati in Pititi ed Eusebio Sirio.

Altri artisti famosi dello strumento sono: Pepe Mantoro, tutta la famiglia Vasquez, Juan Kotito Medrano, Pepe Villalobos, Maria del Carmen Dongo e molti altri ancora.

Tutti questi cajoneros (veniva usato anche il termine cajoneadores), utilizzano in Perù la stessa tecnica di percussione degli africani, differente quasi in toto da quella che viene successivamente creata per il Flamenco.

Come tecnicamente vengono suonati il cajon peruviano e il cajon del flamenco?

Contrariamente alla tecnica utilizzata nel flamenco, nel cajón peruviano la galleta, che è la parte piana e superiore del cajon, viene percossa per mantenere il classico suono acuto e costante della base musicale, inoltre i cajoneros peruviani adottano una tecnica di utilizzo delle mani differente per colpire il cajon, infatti per tradizione in alcuni passaggi utilizzano entrambe le mani sul lato destro dello strumento (come a Cuba).

Questa base viene infine arricchita e completata dai suoni più gravi prodotti dai colpi centrali delle mani sullo strumento, il tutto in maniera abbastanza contenuta e delicata ottenendo un suono particolare caratterizzato dalla risonanza specifica di questa tecnica.

Nel flamenco invece è tutto un poco più aggressivo, cercando di produrre un suono molto secco, meno vibrante ma molto più brillante, privo di eco o risonanza. 

La prima orchestra ad utilizzare un cajón all’interno della musica flamenca è il sexteto di Paco de Lucìa, in Spagna, per questo in molti credono che il cajón sia uno strumento iberico, sbagliando e creando così un malcontento anche tra il popolo peruviano che si sente culturalmente depredato di un elemento musicale della sua tradizione.

Grazie a Paco de Lucìa lo strumento viene conosciuto ovunque in Spagna facendo credere così anche al resto d’Europa che il cajon, sia una novità del flamenco nata dai musicisti spagnoli.

Intanto in Perù molti dei quotidiani e dei giornali di informazione dell’epoca denunciano questo curioso evento che vede attribuire al cajon una radice prettamente ispanica, asserendo che il popolo europeo è in errore e che il cajon è solo stato preso in prestito dalla cultura flamenca, senza inoltre prendere in prestito la tecnica originale peruviana, ma interpretando e suonando lo strumento in una maniera del tutto differente.

I peruviani inoltre evidenziano il fatto che i compagni musicisti d’oltreoceano ignorino completamente (o addirittura celino) le reali radici del cajon senza mai elogiarne la provenienza d’origine.

Gran parte delle storie degli strumenti musicali nati in africa, passati per le rotte degli schiavisti ed approdati nelle Americhe, per poi infine essere nuovamente riportati in Europa si assomigliano, vale a dire che poi alla fine ogni Paese o cultura sociale adotta un determinato strumento in base alle proprie necessità, creando nuovi metodi interpretativi e tecnici pur partendo dalla base di un medesimo strumento.

Resta il fatto che un bel giorno del 1977 durante una delle sue tournée tra Francia, Sud America e Giappone, un musicista peruviano, tale Carlos Caìtro Soto de la Colina, incontra e regala a Paco de Lucìa il suo primo cajon, facendogli promettere di non dimenticare mai le radici musicali e culturali dello strumento.

Paco de Lucìa data la sua grande esperienza e maestria come interprete e musicista di flamenco, sa perfettamente che quello strumento è la panacea per tutti i problemi nati con gli strumenti a percussione in membrana di pelle (essi tendono a sovrastare troppo la chitarra ed emettono una nota fastidiosa per la corretta musicalità del flamenco), per questo oltre che per il distinto che si intona perfettamente al legno della chitarra, ed essere molto pratico a livello logistico, il cajon fa innamorare a prima vista l’artista.

Appena gli spagnoli mettono mano al cajon ecco che nasce questo nuovo modo particolare di suonarlo per le esigenze del flamenco, uno dei primi se non il primo a mettere mano al cajon è Rubem Dantas, al quale una volta importato lo strumento in madre patria, ne susseguono altri:

Alex Acuna, Manuel Soler, Tino di Geraldo,Turko, Julio Jimenez Borgia, Bandolero, Josè Carrasco Salazar, El Negro, Pirana, Guillermo McGill Ferrari, Dr.Keli, El Chicarro, Patata, Joselin Vargas, Pepe Motos e moltissimi altri ancora.

I cajóneros attribuiscono la loro abilità anche ai grandi produttori di strumenti musicali del tempo che naturalmente iniziano a costruire in serie anche i cajones, ed a fare ricerca e sviluppo per migliorare di volta in volta le qualità del prodotto; vengono infatti impiegati nuove tipologie di legno e arnesi per aiutare il musicista ad ottenere il miglior suono possibile.

Si può anche dire che a furia di esperimenti, sia nato infine un cajón prettamente costruito per il flamenco, venendo inoltre ricordato tra i principali strumenti della stessa corrente musicale.

Manuel Soler il più grande cajóneros di sempre

In molti distinguono l’artista Manuel Soler come il più bravo cajoneros di sempre, artista scomparso ma dalla carriera estremamente articolata, longeva e brillante, inizialmente si forma in buona parte al di fuori della penisola iberica, specialmente nel lontano Messico.

Si esibisce in molte città del Mondo e suona e balla per svariati eventi, ricordiamo per i soldati u.s.a. a Guantanamo per festeggiare il ritorno dal Vietnam.

Conosce artisti di spessore e caratteristici del flamenco collaborando persino col sexteto di Paco de Lucìa ed entrando così in contatto col grande pubblico.

Una volta ritirato per i suoi problemi di salute, non lascia affatto il Mondo dello spettacolo, ma si limita a rimanere fisso a Siviglia concentrandosi maggiormente sul ballo e sulle produzioni musicali, innumerevoli, tra le tante il contributo vocale del suo inconfondibile “Ayyyyyyyy” nella produzione del brano commerciale della Macarena.

In ogni caso la vita di Manuel Soler si è perennemente intrecciata con le vite di altri innumerevoli artisti del flamenco: tra danzatori, musicisti e produttori, Soler è sicuramente una di quelle figure che ha apertamente contribuito allo sviluppo ed alla conoscenza capillare del Flamenco nel Mondo.

Poliedrico, grande sperimentatore (ricordiamo l’utilizzo di 2 cajones nello spettacolo “Por Aqui te quiero ver” a Siviglia nel 1996), dal carattere estroverso e artisticamente inarrestabile, non perde mai la sua essenza flamenca collaborando sempre coi migliori rappresentanti di quest’arte.

Ottiene inoltre premi ed onorificenze come miglior accompagnatore musicale (premio Giraldillo 2002) e anche da solista percussionista (premio Flamenco Hoy).

Ultimo evento di rilievo dell’artista rimane lo spettacolo Dime del 2002/2003 come percussionista dei bailadores.

Un artista a tutto tondo mai allontanatosi dall’essenza del flamenco che purtroppo viene spento da un infarto durante un delicato intervento chirurgico nel 2003.


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