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Maria Strova e la danza del ventre


Maria Strova e la danza del ventre
IL BLOG DELLA DANZA DI PHOENIX STUDIO DANCE

La famosa danzatrice del ventre Maria Strova è stata conosciuta in lungo ed in largo e riconosciuta come una tra le migliori ballerine e maestre esistenti di danza del ventre.

Iniziando da giovanissima, come per la maggior parte delle più famose danzatrici di balli folklorici coreografici, approcciando alla danza classica, supera un esame di ammissione ad una scuola statale ed inizia lì il suo eterno percorso nel mondo del ballo professionale.

Maria Strova non deriva affatto da una famiglia agiata, bensì il contrario, per questo ogni sua decisione viene presa parsimoniosamente e ponderatamente, attraverso i pochi mezzi che al tempo aveva a disposizione: pochissimi soldi, ma molta voglia di studiare e mettersi in gioco.

Cresciuta inizialmente in Colombia con altre due sorelle, venne educata dalle sue molte zie e dai suoi genitori, persone umili e laboriose, che mai le vietarono di viaggiare all’estero o di utilizzare stereotipi vitali come quello di sistemarsi il prima possibile con figli e marito a carico, cosa che accade spesso nella maggior parte delle famiglie latine.

A soli 9 anni desidera fortemente danzare sulle punte, ed è qui che i genitori, intravedendo la sua vocazione, decidono con qualche sforzo di iscriverla alla sua prima audizione che supererà brillantemente per essere ammessa alla scuola di danza statale.

La fortuna di essere di origine latina, le permette in adolescenza di acquisire di per sé a livello molto naturale, le movenze provenienti dai classici balli popolari di musica ballabile colombiana: salsa, cumbia, ed altro ancora.

Crescendo, inizia a farsi strada nella sua mente il sogno di volare verso New York per poter studiare con i talenti della danza moderna come Graham o Cunningham e così fece.

Con una sua amica, dopo innumerevoli prove, Maria Strova riesce finalmente ad ottenere il suo primo visto americano, per riuscire ad uscire dal Paese.

I genitori secondo le stesse parole della Strova, avevano fino ad allora svolto un impeccabile lavoro, perché le avevano trasmesso valori e concetti importanti che utilizzò e portò con sé per applicarli anche nella Grande Mela; valori o frasi semplici come “la cosa importante della vita è lo studio” ma che le furono di grande aiuto nel corso del tempo.

Con queste idee ed il bagaglio culturale ed artistico messo da parte sino a quel momento, ecco che Maria Strova e la sua amica partono per gli Stati Uniti, destinazione New York con l’intento di non farsi vincere dalle avversità che incontreranno sul loro lungo cammino.

Inizialmente la cosa più difficile era racimolare i soldi per potersi pagare le lezioni di danza giornaliere, la sua famiglia dalla Colombia poteva inviare denaro, ma se teniamo conto che ancora oggi, nella maggior parte dei Paesi Sudamericani uno stipendio base è paragonabile ad una paga giornaliera occidentale, possiamo capire come le risorse fossero davvero ridotte.

Per questo la priorità essenziale per Maria era quella di riuscire a trovare un lavoro tale da permetterle la frequenza accademica.

Molte cose non erano nemmeno state prese in considerazione: il fatto che si trovasse ora in una città così grande, una lingua straniera alla sua di appartenenza, avere a che fare con l’inverno ed il freddo per la prima volta nella sua vita, ed il fatto di dover cercare un tipo di lavoro umile che potesse sfamarla e sostenerla senza però richiedere l’utilizzo dell’inglese, erano tutti ostacoli che aveva in principio totalmente ignorato perché spinta con forza dai propri sogni di danzatrice.

Ma grazie al proprio spirito di adattamento ed ai propri obiettivi, Maria Strova non ebbe mai e poi mai problemi nel trovare umili occupazioni.

Fece ogni tipo di lavoro immaginabile, dalla cameriera, alla babysitter, alla pasticcera, alla barman, alla cassiera e persino le pulizie domestiche; tutto pur di riuscire a coltivare e non dover rinunciare al suo sogno nel cassetto, lavorando persino come modella di nudo, ed in discoteca, tornando a casa molto tardi coi mezzi pubblici di N.Y. sui quali è possibile di notte incontrare personaggi per nulla raccomandabili.

Finalmente riuscì ad ottenere un lavoro come hostess presso un locale Giapponese esclusivo per uomini d’affari, utilizzato prevalentemente per concludere trattative tra un bicchiere di whisky ed un cocktail e, pur essendo a conoscenza delle principali tecniche della danza del ventre, non la utilizzò mai all’interno di questi siti.

Utilizzare la Danza Orientale sarebbe stato per il pubblico troppo sensuale e provocatorio e avrebbe potuto metterla in cattiva luce (la danza del ventre non era ancora vista come una tecnica dalle affinità puramente artistiche, specialmente in Occidente).

Imparò anche a cantare in Giapponese, fortunatamente era molto intonata, ed il piano bar fu l’ultimo dei suoi lavori prima di occuparsi prevalentemente di recitazione, moda e danza, come solo pochi attori o danzatori professionali alle prime armi potevano permettersi in U.S.A., vivendo solo di ciò che guadagnava senza l’utilizzo di occupazioni parallele.

Una delle prime vere opportunità di crescita per Maria Strova fu quella di partecipare ad uno stage di Martha Graham, che vide in Maria Strova (pur provenendo da una terra etichettata dalla droga e dalla malavita colombiana del tempo), una danzatrice sudamericana con grandi qualità tecniche e basi solide del ballo.

Il visto era agli sgoccioli di validità e stava scadendo, la ragazza era giovane e tra la scelta di dover tornare al suo Paese e quella di rimanere a New York come clandestina perseguendo i propri sogni, scelse quest’ultima.

Dopo periodi difficili passati tra differenti disturbi fisici, soprattutto per una danzatrice, come l’eccesso di peso per poi passare addirittura alla bulimia (disturbo frequente in molte scuole di danza formative), ecco che dovette incentivare la propria vita lavorativa con doppi turni per permettersi di vivere in uno dei quartieri più difficili dell’epoca all’interno di Manhattan.

Si chiuse in un mood di ermeticità estrema, evitando di dialogare per strada nella sua lingua madre per non essere raggruppata agli spacciatori latini, cercando di mantenere comunque un carattere forte in un quartiere difficile per una giovane ragazza.

Passò inoltre momenti terribili ed umilianti anche in carcere, finitaci semplicemente perché un uomo viscido e cattivo la denunciò dopo averle chiesto “favori speciali” per poterla regolarizzare con le carte di permanenza, ovviamente senza il consenso della ragazza.

Venne trattata in carcere come un capo di bestiame, pur essendo una ragazza innocente, colpevole solamente di stare a perseguire i propri sogni.

Persino in luogo così angusto come la cella di una prigione, ella trovò la forza per essere ancor più determinata nella sua decisione, continuando ad allenarsi utilizzando le barre dei letti a castello della cella, come sbarre per la danza, in modo da rimanere cosciente e in contatto con la realtà, senza dover per forza di cose impazzire.

Tutto questo periodo paradossale, venne totalmente celato agli occhi della famiglia di Maria Strova per evitare ulteriori drammi e preoccupazioni.

Ma proprio in un luogo come il carcere, Strova riuscì a concentrare al meglio dentro di sé il dolore più opprimente, per poterlo infine esprimere attraverso la sua danza, che da lì a pochissimo divenne la sua compagna d’arte inseparabile con la danza del ventre orientale.

Dopo essere riuscita a terminare il periodo di detenzione ed essere stata messa in regola come clandestina, grazie a persone che le sono state sempre accanto e che l’hanno sempre sostenuta nel tempo, ecco apparirle all’orizzonte una nuova vita… finalmente meno preoccupante di quelle passata sino ad ora.

Mentre lavorava a N.Y. come fotomodella, venne un giorno rapita dai ritmi orientaleggianti provenienti dalla trentesima strada, è qui che nacque il suo smisurato amore per la danza che la accompagnerà per il resto della sua vita artistica: la danza del ventre.

Venne colpita dal ritmo incalzante, dal feeling con i tipi di movimenti, gesti e tecnica che componevano la bellydance; per lei risultava davvero impossibile rimanere ferma udendo quei bellissimi ritmi orientali.

Conobbe il suo primo maestro, Ahmed Hussein, un percussionista di danza del ventre del posto che la aiutò molto, facendole frequentare le lezioni di bellydance praticamente a gratis, conoscendo la situazione economica non troppo fortunata della giovane Maria Strova.

Da subito la ballerina si accorse che i movimenti del bacino e dei fianchi, aiutarono a modellare il suo corpo sia esternamente che internamente, coinvolgendo tutti i muscoli del pavimento pelvico, i muscoli della parete addominale ed anche le gambe e i glutei, conferendo a tutto il fisico una nuova forma ed una notevole perdita di peso.

Grazie a questa danza folklorica e popolare Maria Strova scoprì un nuovo modo di essere, nel quale poteva sentirsi coccolata e completamente al sicuro, riuscendo oltre che a cambiare il proprio metabolismo, anche a modificare la propria spiritualità, il proprio stato interiore e di conseguenza la propria vita.

Grazie ai profondi insegnamenti del suo maestro, Maria Strova ottenne una nuova guida da emulare ed un amico prezioso, il quale le insegnò oltre alle tecniche di base, che la danza necessita di volontà costante e di amore costante, bisogna amare ciò che si fa, anche quando ci possono essere momenti di svogliatezza e si pensa di fare altro, bisogna avere totale rispetto della disciplina scelta, senza tradirla con nient’altro, mai.

Maria Strova continuò comunque il suo lavoro come fotomodella, che crebbe ulteriormente, quando i fotografi di moda si resero conto che le danzatrici (specialmente quelle di danza del ventre), risultavano altamente prestanti per quanto riguardava l’aspetto e la fotogenicità.

Infatti per queste ragazze mettersi in mostra con pose plastiche femminili o ammiccanti, risultava molto più semplice rispetto ad una normale fotomodella.

Questo perché le ballerine possedevano già un bagaglio di conoscenza fisica ed estetica ed al contempo naturale del loro corpo, che appariva così con molta facilità all’obiettivo sensuale e disinibito ma privo di qualsivoglia tipo di volgarità.

La classe delle danzatrici era innegabilmente superiore a quella delle modelle dinnanzi alla macchina fotografica, alle modelle oltretutto, occorreva molto più tempo per capire le giuste posizioni da assumere e pertanto, le spese dell’agenzia risultavano superiori rispetto all’ingaggio di una danzatrice.

In questo periodo Maria Strova riuscì quindi a gestire e conoscere il proprio corpo e la propria estetica come mai prima d’ora, imparando ad ottimizzare se stessa attraverso il trucco autonomamente e a livello professionale, altro motivo importante che la rese molto più completa e fruibile dalle agenzie di moda.

Da lì a poco riesce sotto consiglio tramite la sua agente (che sapeva benissimo che la ragazza risultava troppo bassa per continuare nel mondo fashion), ad essere ingaggiata per una soap televisiva, ottenendo la parte in “Search for Tomorrow”, appena dopo il casting che andò alla grande, ed ecco giungere le prime apparizioni in tv.

Venne poi scelta per affiancare Ellen Burstyn in una nuova commedia e grazie a questa grande artista, scoprì nuove tecniche di preparazione attoriali, oltre ad introdursi sempre grazie alla collega, nel mondo di una disciplina che aveva anch’essa a che fare con i principi fondamentali della danza del ventre orientale: l’Hatha-yoga.

Lo yoga venne così sfruttato in parallelo sia nella meditazione pre allenamento di danza, sia nelle pre-performance recitative.

Maria Strova iniziò poi ad addentrarsi anche nel settore delle pubblicità, apparendo, in molte di queste, compresa una molto conosciuta della coca-cola, ed in tantissime altre, in molte delle quali, veniva chiesto lei di utilizzare la danza.

Lavorò anche in serie tv e film conosciutissimi come “Le Iene” e “Miami Vice”, scelta soprattutto per il suo marcato accento ispanico di appartenenza..

Ma le grandi New York e Los Angeles con la rispettiva Hollywood al seguito per Maria (una ragazza solare di origine latina legata ai valori famigliari), anche se posti molto chic ed appaganti dal punto di vista lavorativo, risultavano fin troppo freddi e distaccati dai valori a cui lei era ancora legata ed abituata.

Perciò quale Paese se non l’Italia poteva allo stesso tempo soddisfare tutte le su aspettative sia lavorative che culturali?

Dopo aver conseguito un lavoro di danza del ventre presso l’Accademia Egiziana di Roma, in Italia Maria Strova si trasferì definitivamente e trovò nel Bel Paese, oltre che al calore delle persone e moltissime allieve pronte a seguirla come maestra di bellydance, anche l’amore di un marito e dei suoi futuri 4 figli.

Pur avendo percorso molti sentieri nel corso della sua vita, passando da una vita come immigrata clandestina senza permesso di soggiorno, fino ad essere divenuta attrice hollywoodiana e cittadina Americana a tutti gli effetti, la danza è sempre stata presente nella vita di Maria Strova, riuscendo a non farla mai abbattere persino durante i periodi di avversità più estrema.

La danza del ventre è ciò che realmente ha trasportato lo spirito ed il corpo di questa giovane ed ingenua ragazza, sino a trasformarla in una delle artiste di bellydance più professionali e complete della storia di questa disciplina.

“Nella mia vita è stata la danza del ventre, questa danza sensuale e sinuosa che, dopo un eterno turbinio di eventi, infine mi ha portata fin dove desideravo andare… Qui, Qui, Qui”

Maria Strova

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